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Stemmi pontifici a Senigallia: Giù la maschera! All’odio e al rancore preferiamo il pluralismo delle idee

Stemmi pontificiCOMUNICATO STAMPA
Senigallia, 9 Marzo 2016.
Agli organi di stampa, loro sedi

Oggetto: Giù la maschera! All’odio e al rancore preferiamo il pluralismo delle idee

“Mai chiesti stemmi pontifici in piazza Garibaldi”. Così titolavano i giornali locali lo scorso 20 Giugno 2015, quando la stizzita Diocesi di Senigallia, correva ai ripari con un suo comunicato, dopo che la delegazione locale del Circolo UAAR di Ancona aveva sollevato la questione sugli inopportuni stemmi pontifici che sarebbero stati inseriti nella riqualificazione della pavimentazione della piazza.

Non c’erano buoni motivi per non credere, almeno su questo, alle parole della Curia, ma ce ne sono adesso, dopo che una lettera a firma “Don Giuseppe Cionchi”, “bontà sua”, è apparsa ieri sui quotidiani locali. Si comincia seriamente a dubitare delle reali intenzioni decantate all’epoca dal clero locale, se oggi, a seguito di una democratica petizione presentata in Municipio per riaprire una discussione altrettanto democratica su quelle scelte “piovute dal cielo”, leggiamo parole così cariche di odio e rancore, che si sommano ad episodi di insofferenza riscontrati in questi giorni nei confronti di chi ha firmato quella petizione, preso a male parole da chi evidentemente non riconosce che si possano usare mezzi democratici e propositivi per manifestare le proprie idee.

Alla faccia dell’apertura di porte “sante” e della “misericordia” dell’anno giubilare tanto pubblicizzata, Cionchi sui principali personaggi che hanno unito l’Italia, nella sua lettera taglia corto: Giuseppe Garibaldi era un guerrafondaio; Vittorio Emanuele II un corrotto e pervertito; e Cavour un assassino. Nulla da ridire circa le diverse chiavi di lettura della Storia, dal nostro punto di vista. Questi tre, assassini e guerrafondai a modo loro lo erano di certo, ma erano di sicuro in compagnia del “Beato Pio IX”, come abbondantemente dimostrato. Chissà però se Don Giuseppe si sia reso conto che gli stemmi in oggetto di discussione, quelli che si vorrebbe incidere nel marmo e piazzare in Piazza Garibaldi, non sono né quelli di Vittorio Emanuele II, né quelli di Cavour, né quelli di Garibaldi, ma quelli pontifici di Pio IX, e che tutti e tre questi personaggi storici, non hanno mai ne aspirato alla “santità”, ne hanno mai predicato dal pulpito il comandamento “Non uccidere” di giorno, firmando condanne a morte prima di andarsi a coricare la sera, come invece faceva il suo beniamino Giovanni Maria. In ogni caso, abbiamo la sensazione che se Garibaldi, Cavour o Vittorio Emanuele II, avessero firmato un Concordato con la Chiesa, probabilmente oggi sarebbero considerati “Uomini della provvidenza” al pari di altri discutibili personaggi come Mussolini, Videla, Franco, Pinochet, Salazar e via dicendo.

Tralasciando l’antagonismo storico e le vicende spesso sanguinose che hanno portato all’Unità d’Italia, che si riscontrano su tutti i fronti e da parte di tutti i personaggi, e che sicuramente sono un motivo in più per non porre quegli stemmi pontifici, con tutta evidenza divisivi per molti cittadini, ciò che invece non possiamo certo trascurare sono gli evidenti tentativi odierni di derubricare questa questione degli stemmi pontifici ad una questione politica-partitica.

A ben vedere è politica solo nella misura in cui tutti i nostri rappresentanti istituzionali hanno il dovere di ascoltare le istanze dei loro cittadini, e dare loro una risposta, certo. Ma se nell’ultimo mese abbiamo potuto sentire interventi e considerazioni di ogni tipo sul rifacimento di quella piazza, dalla pedonalizzazione, alle fognature, passando per alberi, parcheggi, patrimonio archeologico, ecc, e mai, mai un solo intervento che si soffermasse sui quegli stemmi e sulle reiterate istanze di rivedere e correggere tale decisione, il sospetto che non se ne voglia parlare “per comodità”, a nostro avviso cresce di giorno in giorno.

Quanta paura farà mai la riapertura di questa discussione cittadina, alla Diocesi o all’amministrazione comunale? Ma soprattutto, cosa verrebbe meno rispetto alla bellezza di quella piazza, se venissero scelti dei simboli più inclusivi e rispettosi delle sensibilità e della pluralità di idee e sentimenti di ogni cittadino senigalliese, sia esso vicino a Pio IX o all’Unità d’Italia? Ce lo chiedevamo nel Giugno scorso, e ce lo chiediamo ancora oggi attraverso quella petizione. Speriamo che qualcuno prima o poi risponda, possibilmente senza l’acredine delle parole scritte dal caro Don Giuseppe Cionchi.

Delegazione UAAR di Senigallia
Paul Manoni

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2 Responses

  1. Parafrasando una ben più nota frase del Manzoni possiamo dire “… la democrazia, se uno non ce l’ha, non se la può dare … “.

  2. Fiorenzo Nacciariti

    Lettera aperta ai non-rinnegati

    Nel manifesto del luglio 2016, indirizzato a CITTADINE E CITTADINI da parte di alcune associazioni [1] di Senigallia (AN), si legge:

    “l’Amministrazione comunale [di Senigallia] ha apposto gli stemmi papali di Benedetto XIV e Pio IX nella nostra piazza Garibaldi, unico caso in Italia su 4.247 Comuni aventi uno spazio pubblico intitolato all’italiano più famoso di ogni tempo che si è battuto tutta la vita per un’Italia libera, democratica, laica e repubblicana

    Contro questo atto NOI PROTESTIAMO! […]”

    Ma chi erano Benedetto XIV e Pio IX, e cosa possiamo dedurre sul messaggio che l’Amministrazione senigalliese abbia voluto mandare ai suoi cittadini e al resto dell’umanità apponendo gli stemmi dei due papi sulla nuova pavimentazione di Piazza Garibaldi a Senigallia?

    Benedetto XIV, contrabbandato per uomo illuminato dagli storici cattolicisti, nel 1746 rinnovò la validità del feroce Codice antiebraico che la Chiesa aveva elaborato sotto il pontificato del suo predecessore. Inoltre, con la bolla Beatus Andreas del 1755, fondò l’idea della “certezza storica” della pratica ebraica del’assassinio rituale. Per le norme da lui sostenute e per le idee da lui propalate, Benedetto XIV fu quindi un effettivo, fondamentale, efficace persecutore di ebrei.

    Pio IX è stato un feroce boia di Patrioti italiani!

    La scusa addotta dall’Amministrazione senigalliese per giustificare di fronte ai critici l’apposizione delle gigantesche rappresentazioni degli stemmi dei due criticabilissimi papi sulla nuova pavimentazione di Piazza Garibaldi a Senigallia è che, questi due papi, al tempo del potere temporale della Chiesa sul disgraziato Stato Pontificio, posero in essere atti amministrativi che portarono alla realizzazione della piazza oggi denominata Piazza Garibaldi e dei palazzi a essa circostanti.

    Vediamo se questa scusa regge e se prevale come merito sui demeriti dei due papi.

    Chi finanziava le opere edili della Chiesa nell’epoca in cui vissero i due papi in questione? Si arricchiva allora la Chiesa con meccanismi tipo la legge-truffa dell’8X1000 in vigore ai giorni nostri, o quali altri metodi usava?

    Specialmente nelle Marche, la Chiesa era proprietaria di molti terreni agricoli. I contadini che lavoravano come affittuari sui terreni appartenenti al clero erano tra i più sfruttati tra tutti i contadini. Gli operai edili che lavoravano per la realizzazione dei fabbricati per la Chiesa vivevano in condizioni di povertà estrema come i loro colleghi in generale. I dazieri e gabellieri papali non avevano certo la mano leggera. Di tanto in tanto qualche ricco possidente bigotto faceva qualche donazione o lasciava i suoi beni in eredità a qualche ente ecclesiastico.

    Dove sarebbe, dunque, il merito dei due papi per aver realizzato piazza e palazzi sfruttando la miseria dei lavoratori, la spremitura fiscale del ceto imprenditoriale artigianale, commerciale e di qualche rara industria e le illusioni mistiche di qualche possidente?

    Capirei allora se l’Amministrazione senigalliese avesse rappresentato sulla pavimentazione della ristrutturata Piazza Garibaldi: i contadini sfruttati, gli edili sfruttati, gli imprenditori tartassati e i bigotti donatori, che nell’insieme sono stati i veri meritevoli per la primitiva realizzazione della piazza e dei palazzi circostanti e non certo i papi-re, loro sfruttatori.

    In tutto il mondo si fanno monumenti e opere affini, riferite a persone, che sono principalmente di due tipi. Di tipo generico (monumento al pescatore, al minatore, al soldato, …) per gratificare un’intera categoria, oppure di tipo specifico (a Giuseppe Mazzini, a Salvo D’Acquisto, a Nelson Mandela, …) per celebrare particolari meriti di specifiche persone.

    Gli stemmi papali di Benedetto XIV e Pio IX sulla pavimentazione di Piazza Garibaldi a Senigallia sono certamente attributi personali e quindi considerabili come monumenti di tipo specifico, per celebrare i due papi per i loro specifici “meriti”.

    Ma abbiamo visto che nello specifico, a parte intestarsi il merito delle opere, non esiste altro “merito” che quello di aver sfruttato, tartassato e raggirato poveri gonzi con mistiche storielle.

    Se a ciò aggiungiamo che in generale i due papi sono noti per la loro iniquità, verso gli ebrei Benedetto XIV e verso i Patrioti italiani Pio IX, non possiamo che tornare alla domanda iniziale: cosa possiamo dedurre sul messaggio che l’Amministrazione senigalliese abbia voluto mandare ai suoi cittadini e al resto dell’umanità con questa sua marchetta clericale?

    Che essere un aguzzino di ebrei non sia poi un demerito così tanto grave da giustificare il diniego a un monumento?

    Che essere un boia di Patrioti italiani non sia poi così tanto grave da giustificare il diniego a un monumento?

    Che intestarsi grandi opere edili portate a compimento con lo sfruttamento dei contadini e dei lavoratori edili, con il tartassamento degli imprenditori e con il raggiro di sciocchi creduloni sia un merito?

    La mia opinione è però che, più che cercare di mandare un messaggio (fatto che comunque resta esplicito, infatti, per le contestazioni e le petizioni contrarie sorte già dalla fase di progettazione della ristrutturazione, non può certo essersi trattato di una svista) si sia cercato di fare altro. Nella perpetrazione di tale infamia (così considero l’apposizione degli stemmi papali in piazza Garibaldi a Senigallia) i vari attori politici dell’Amministrazione comunale di Senigallia hanno svolto una gara dello sport più praticato dai politicanti italici odierni: tentare di accattare più voto cattolico degli altri! L’apposizione degli stemmi papali è solo una conseguenza dello sforzo per cercare di prevalere in tale gara.

    E noi cosa possiamo fare?

    Il giornalista Giulietto Chiesa, ogni volta che può, ci ricorda allarmato che “le università cinesi sfornano un milione di ingegneri all’anno!” In Italia, invece, il monopolio RAI-Fininvest sforna un milione di “rimbambiniti” da fanfaluche mentali consumistiche/religiose all’anno (persone che hanno una prima personalità basata sul consumismo e una seconda personalità basata sulle puntate di “Padre Matteo”, sui “documentari” su Padre Pio e simili). A noi basterebbe sederci sulla riva del fiume per vedere, fra non molti anni, passare il cadavere del nostro nemico portato dalla corrente. Ma che direbbero di noi i Patrioti del Risorgimento e i Partigiani antifascisti che hanno combattuto e sono morti per lasciarci uno Stato secolare degno di tale nome?

    Bisogna invece operare affinché coloro che hanno fatto carriera politica atteggiandosi a rivoluzionari, Patrioti, servitori del Popolo, salvo poi dimostrarsi “marchettari” clericali, vengano puniti proprio nelle loro aspirazioni alle poltrone.

    Roma, 20 settembre 2016
    Fiorenzo Nacciariti

    [1] ASSOCIAZIONE di STORIA CONTEMPORANEA – ASSOCIAZIONE MAZZINIANA ITALIANA di Senigallia -CENTRO COOPERATIVO MAZZINIANO “PENSIERO e AZIONE” – UAAR (Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti) di Senigallia.

    Stampato in proprio

    [volantino di protesta personale]

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